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Full text of "La rosa bianca e la rosa rossa : dramma serio per musica da rappresentarsi nell'Imp. e R. Teatro in Via della Pergola la primavera del 1822 : sotto la protezione di S. A. I. E. R. Ferdinando III, gran-duca di Toscana ec. ec. ec"

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0OH9Ì 

LA  ROSA  BIANCA 

E 

LA  ROSA  ROSSA 

DRAMMA  SERIO  PER  MUSICA 

DA  RAPPRESENTARSI   NELL'  IMP.  E    R.  TEATR.© 

IN  VIA  DELLA  PERGOLA 
LA  PRIMAVERA  DEL  1822. 

SOTTO  LA   PROTEZIONE   DI  S.   A.  I.    E  R. 

FERDINANDO  IlL 

©RAN-DUCA  DI  TOSCANA 

GC*  €C*  60% 


FIRENZE 

«ELLA  STAMPERIA  FAISIOSINI. 


ARGOMENTO 


Nel  Regno  d'  Enrico  FI.  d' Inghilter- 
ra ,  fu  abitata  una  celebre  Causa  contro  i 
Conti  di  fVarvfich ,  incolpati  d'  usurpazione  de 
Pupilli  Fennot.  Contro  l' espettazwne  gene- 
rale i  ìFarwich  rimasero  vincitori.  Passati  i 
Giudici  a  mensa  in  un  giardino  contiguo  al  luo- 
so  della  seduta,  num>a  questione  insorse  fra 
Uro  nella  inattesa  sentenza:  più  di  tutti  si 
altero  il  Duca  di  Jorch  ,  protettore  de  I  u- 
pilli ,  contro  II  Duca  di  Lancastro  che  favori- 
va  i  PFarmch  .  Quegli  invitò  i  commensali  che 
erano  di  sua  opinione  a  porsi  in  petto  una  ro- 
sa bianca  ,  questi  a  mettervi  una  rossa  .  Ua  qui 
ebbero  origine  due  fazioni ,  ^he  a  vicenda  si 
desolarono  per  lunghi  anni.  Nel    1099-  ■«*^- 
cardo  FI.  dichiarò  Ordine  Reale  la  rosa  bian- 
ca, ed  abolì  per  sempre  la  rossa,  i  partigia- 
ni della  quale  furono  0  esUiati ,  0  messi  a 
morte  ,  0  astretti  ad  arruolarsi  alla  bianca  . 

Su  questa  base  istorica ,  il  Sig.  Gilberto 
di  Picherecourt  lavorò  il  suo  Dramma  lirico, 
che  fu  poi  ridotto  ad  uso  della  Real  Compa- 
gnia Italiana.  L  esito  favorevole  ottenuto,  tan- 
to in  Parigi,  quanto  nella  nostra  Italia,  in- 
dusse un  Impresario  a  far  trattare  lo  stesso 
Argomento  per  uso  di  Dramma  ,  sperando  che 
animato  dall'  armonia  ,  e  adorna  di  convenien- 
te spettacolo ,  dovesse  riuscire  di  gradimento 
agli  intelligenti .         W'^"  '  I'"»1|?V 

UNC--CHAPEL  HILL 


ATTORI 
ENRICO  Conte  di  Derby 

Sig,  Carolina  Sassi  j 
Cantance  al  Servizio  di  S.  M.  Maria  Luisa 
InfMte  di  Spagna^  e  Duchessa  di  Lucca. 
RODOLFO  Sir  di  Moriimer,  Padre  di 

Sig.  Giuseppe  PaUuni . 
CLOTILDE  di  lui  Figlia 

Sig.  Mar  ietta  Ljundini . 
VANOLDO  Conte  di  Seymour 

5/^.  Francesco  P ier marini  , 
ELVIRA  Contessa  di  Nortoa 

Sìg»  Umhellina  Bar  Colini 
UBALDO  Capitano  delle  Guardie  Reali 

§ig,  Gaetano  del  Monte. 

Cavalieri  della  Rosa  Bianca* 

l^^gg**        —    Guardie  reali. 
Scudieri .     —    Paesani  . 
Capitano .  —    Paesane  . 

V  azione  succede  nella  Provincia  di  Yorch , 
sul  finire  del  Secolo  XIF , 

Xa  Musica  è  del  rinomatissimo 
Sig.  Simone  Mayer. 


Pittore,  e  Invei^^tore  deìle  Scene  Sig.  Luigi 
FacchinelU  Professore  dell'  I.  e  R.  Accademia 
delle  Belle  Arti  , 
Figurista  Sig.  Gaetano  Pìattoli  . 
Macchinista  Sig.  Cosimo  Canovetti. 
11  Vesfintio  sarà  esiguito  per  gii  Abiti  da  Uomo 
da  Francesco  Cescri  ,  e  ^.x^t  ^ucil   da  Dt  nna 
da  Gia^seppe  Biiguaai  òartari  iio  reati  ni. 


4  . 

1  Balli  saranno  composti,  e  diretti  à&ì  SJg.  ANTO- 
^'^^  NIO  LANDINT,  ed  eseguiti  dai  seguenti 
Primi  Ballerini  Serj 
Sig   Coirlo  B  asig  .    Sig.  Antonia  Torelli  , 

Primi  Ballerini  per  le  Pani 
Sig.  Log.  Osta.      Sig,  Geltrude  Balduiz-  « 
Primi  Ballerini  di  mezzo  Carattere 
Sig.  Antonio  Sig.  iMaddaltna  S»^  Usvid   Sig.  Giulia 
Ramaccini .    Androvet .        Ventati,  Romagnani  . 

Secondi  Ballerini 
S^g.  Gaetano  S  g.  Luigia  Sig.  Fran  e.^co  ^ig.  Em  lia 

Firsi        Càtenjcci  .      -  e  Pao  i  Ca??eUi 
Sig.  G^ueeppe  S'ig  Anna  S  g.  France  sco  S  g.  Giovanna 
Stefani.  Carrar  0  ,       Bottini.  Gentili. 
à»ig.  F?Uppo  Gentili.     Sig.  Mar  a  Gainbacciani . 
Altro  primo  Ballerino  per  le  Parti 
Sig,  Gio.  Bati-ica  Massari 
Con  N.  j6.  Ballerini  di  Concerto,  e  40.  Figuranti. 

Primo  Violi fto^  e  Direttore  JtfU  Orchestra 

Sig.  Niccola  Ferrini  Zan'boni  . 

Maestro  al  primo  Cimbalo  Sig.  Michele  Neri  Sondi . 

Altro  Maestro  Sig.  Luigi  Barbieri  » 

Supplemento  al  primo  Violino 

Sig.  Ferdinand'o  Lorenzi . 

Primo  VioL  dei  Secondi     Sig,  Giorgio  Checchi. 

Prima  Vioì.  dei  Balli         Sig.  Alessandro  Favier  . 

Primo  Violoncello  Sig.  Guglielmo  Pasquini . 

Primo  Conti  abbaiSO  Sig.  France-co  Paini, 

,w  .      r,.  ,  /  Sig.  Tommaso  Tinti . 

Prime  Viole  ^^^^^^  ^.^^^^i  ^ 

Primo  Oboe  Sig.  Egisto  Mosell . 

Primo  Clarinetto  S'g.  Vela  . 

Primo  Flauto  e  Ottavino  Sig.  Carlo  Alessandri, 
Primo  Fagotto  Sig.  Gaetano  Migliarini 

Primo  Co^'iìo  Sig.  Pasquale  Baldini, 

Trombe  Sigg.  Fratelli  Gambati  . 
?rimo  Trombone  Sig.  Vincenzio  Turchi» 
Suggeritore  Sig.  Luigi  Bondi 
topina  delia  Musica  Sig  Gaspero  Meucci, 


ATTO  PRIMO 


Veduta  dell' efterno  di  un  antico 
Ga«tello  gotico. 

S  G  E  N  A  I. 

Coro  di  Cavalieri  della  Rosa  bianca . 

N  B.  Tutti  portano  una  rosa  bia»tsa  al  braccio 
sinistro  allacciata  con  un  nastro  bianco  . 

Coro       Jl.  Jieti  stroinenti 

Per  tutto  suonino: 

Alti  contenti 

Per  tutto  echeggino 

La  Rota  candida 

A  festeggiar  . 
Parte  Rosa  «a/igoigna 
del  €oro      Di  Marte  emblema. 

Più  niuna  tema 

Ci  puoi  recar  . 

Da  questo  suolo 

Tu  sei  bandita  ^ 

Qui  regna  solo 

Pace  gradita  , 

Che  rosa  candida  i 
Suml  apportar . 
Coro       Su  su  strumenti , 
Su  su  concenti 
Per  tutto  echeggino 
La  rosa  candida 
A  festegoriar  . 


6 

Parte  Ma  chi  mai  di  tanto  bene 

del  Coro.      Sì  felice  fu  l'autor? 
mitra  parte    Ecco  appunto  a  noi  *en  vieae  , 
Plauso  fate  a  sì  bel  cor . 
accennando  alla  d<ìstra  d^lC  Attore . 
oro  Su  su  «tromenti 

Su  su  cuocenti 
Per  tutto  sudaino  , 
Per  tuttu  echeggino 
La  rosa  candida 
A  festeggiar. 

se  E  N  A  IL 
P'anoldo  «  Cavalieri, 
^gli  si  m^anza  concentrato  in  .<e  ^te.^so ,  «  senzm 
per  mente       Cavalieri  ^  che  maravig^^^l^i  si 
ritirano  alquanta  indietro  • 
f^an.     Co'  suoi  frequenti  palpiti 
Tristo  presagio  il  core 
M'annunzia  che  il  mio  amore 
Ricerca  invan  pietà. 
Vorrei  pur  io  sorridere  ^ 
Giiur  pur  io  vorrei , 
Ma  degli  affanni  miei 
Ristoro  il  sen  non  ha  • 
Qqto    a  che  sì  torbido  ? 

Perchè  sì  mesto 
In  questo  dì? 
Van,    Perchè  dalf  alma 
La  dolce  calma 
Oh  Dio  !  spari. 
Cqtb    Con  liet©  canto 
A  te  faremo 
J^el  seno  «Qendcre 
*  Felicità . 


r 

Fan  .     Col  vo:f:ro  canto 
Sperate  in  vano 
Nel  seno  infondermi 
Felicità  . 
Promette  Amore 
Qualche  contento, 
Illa  poi  torcnento 
ILiggior  mi  dà. 
Ite  y  cessare  .  Ornai 

Da  gravi  cure  oppresso  3  in  vano  a  gioia 
.""chiuder  io  tento  il  cor.  Elvira  in  breve 
Qua  dovrebbe  arrivar.  Ad  affrettarla 
Jncontro  a  lei  volate; 

E  i  cenni  mici  ...  Ma  dessa  ^iene  ,  Andate  , 
partono  i  Cm*alieri  per  la  sinistra 
S  G  E  N  A  111. 
EUnrm  con  due  p^ggi\  e  Fanoldo, 
Mìvira  esce  dal  Castello  co'  pciggi  ,  cìie   ad  ufi 

di  lei  cenno  si  r stirano  .  P^anoldo  le  và  incontro  , 
AVt^.  Dal  mio  solingo  tetto  , 

Vanoldo  5  a  che  mi  chiami  io    (juesto  loco^ 

Ove  di  fedite  non  usata  pompa 

l*er  ogni  dove  appar?  Male  conviene 

A  vedovile  duolo 

La  gioia  che  rispleude  in  questo  soolo . 
F an.  La  rosa  rossa  è  spenta  , 

E  spenti  o  moti     partigiani  suoi 
Già  son .  Il  Re  con  uu  severo  editto 
Esigilo  o  morte  5  il  sai,  già  loro  impose, 
E  a  me  prescrisse  ^  che  i  vesàilli  10  debba 
Della  branca  seguir  . 

o 

Elv,  Spergiuro!  e  ?irdisci  .... 
F an.  A  ben  piti  grato  ^^enno 
M'  e  forza  d'  ubbidir  .  Sappi..., 


Eli^.  Che  mai? 

f^an.  Di  sir  Ridolfo  alla  vezzosa  figlia 
El(^,  Taci  5  non  proseguire  ;  e  tu  potresti 

Tradire  T  amistà?    P^an.  Del  Re  lo  irap^nt 

Augusto  cenno  ,  e  più  lo  vuole  quella 

Ch«  per  Clotilde  incstinguibii  fiamma, 
arde  nel  sen  . 
El^.  Che  osi  sperare  ,  insano  ? 
/^an.  Enrico  e  in  bando,  e  forse  .... 
£li^.  A  lui  giurò  Clotilde  eterna  fede  ^ 

E  fede  eterna  al  cener  freddo  ancora 

Clotilde  serberà. 
fan.  De'  tuoi  coosigli 

Potresti  almen  .... 
Elv,  M'  ascolta.  A  te  prometto 

Di  non  oppormi  al  nodo  ; 

Ma  cotìvienti  giurar  che  inganno  o  forza 

Mai  di  Clotilde  al  core 

Tu  non  farai  per  ottenere  amore  . 
l^an>  Ah  sì  lo  giuro .  Illustre  donna  ;  lascia 

Ch'  io  renda  a  tanto  affetto 

La  dovuta  mercè  .  Meco  ne  vieni  : 

Nel  dolce  mio  delirio, 

Neir  amoroso  fuoco. 

Che  si  m'avvampa  il  seno, 

Elvira  mia.  deh  non  lasciarmi  almeno. 

partono  inueme 
S  G  E  N  A    IV.  ■ 
Enrico  e  Vbaldé  da  Scudieri. 
Enr.  L'  aura  natia  pur  dunque    entra  nelparcé) 

3o  torn  u  a  respirar!  Questo  ch'io  premo  j 

E  che  di  pianto  inondo, 

E'  il  patrio  suol!  Graisie ,  clemente  Nume, 

lo  reQdo  al  tue  fnvor  .  Qui  di  veiidetta 


Desìo  non  mi  conduce.  Amor  mi  guida ^ 
Paro  3  costante  amor  per  lei  cke  adoro  . 
Clotilde!  m'  ami  ancor  !  Clotilde!  oh  come 
Mi  palpita  al  tuo  nome  il  cor  contento  ! 
Trasportato  mi  sento  al  giorno,  al  loco^ 
Ove  il  nostro  bel  foco 
Incominciò  ...  Farmi  vederla  in  volfco. 
Gli  sguardi  io  miro  ,  e  le  parole  aecolfeo. 
Qui  sospirò  ...  là  rise, 

Qui  mi  promise  — •  amo?. 

Piena  è  la  riva  ancor 

De'  giuramenti  : 

Ditelo 5  o  Zefiri. 

Sponde  ridenti. 

Se  la  fè  die  mi  giurò  —  conservò  . 
O  cara  memoria       di  tenero  affetto 
ìli  scendi  neir  anima  —  con  tanto  diletto. 
Che  il  cuor  non  sa 
Nutrir  sospetto 
D'  infedeltà  . 

S  G  E  N  A  V. 
Ubaldo  ed  Enrico 
Uba.  Signor...    entrando  dal  Cancello 
^nr.  Incauto,  taci  :  questo  nome 
Lasciar  devi  in  oblio; 
Scudier ,  quale  tu  sei ,  pure  son'  io . 
Uba.  Cauto  sarò;  non  dubitar.    Enr.  Vanoldo 
Sappia  eh' io  giunsi ,  In  queste  piante  ascosa 
Attento  indagiierò ,  se  ancor  nel  petto  ^ 
Serbi  amistà  per  me.  Vanne, 
Jba.  M'affretto. 

Enrico  esce  dal  Cancello,  e  si  nas^conde 
dietro  le  pi  ance  ^  Ubaldo  i  incammina  per 


10 

entrare  nel  Castello  ,  al  di  cui  ingressa 
incontra  Vanoldo 

S  G  E  N  A  VI. 
Vanoldo^  Ubaldo^  ed  Enrico.  P^anol do  continua 
il  suo  cammino .  dimodoché  soprai^anza  Ubai- 
do  che  resta  dalla  parte  del  Castello . 
f^aJh  Scudier  ove  t'  inoltri? 
Uba*  Al  Gavalier  Vanoldo  alta  ragione 

Mi  tragg©  a  favellar  . 
p^nn.  A  chi  appartieni  ? 
Uba»  Della  Boga  vermiglia 

A  prode  Gavalier,  al  Conte  Enrico. 

ricomparisce  Enrico  che  p®c&  a  poco 
si  amanza  per  di  dietro  a  Vanoldo 
Van,  Al  mio  diletto  amico  ! 

(  Oimè  ?  )  Enricp  forse  ... 
Uba.  MdX  tollerando  il  peso 

Dell'esilio  crudele...  a  questo  lido 
Del  suo  Vanoldo  in  traccia  ... 
Van.  Oh  Ciel  ! ...  Uba.  Qui  presso... 
Van.  Enrico?  Enr.  E' fra  tue  braccia. 

Ti  stringe  e  sfido  il  fato. 
Yen.  Eh!  che  facesti?  tutto  è  periglio  qui* 
^  Fuggi: 

tinr.  Gh'io  fugga  dal  mio  ben, 

Dair  amico  ! 
Va/z.  Ardir  fatale  qaà  ti  guidò . 
E/^^.  Non  fu  T  ardir  mia  guida  5 

Ma  amistade,  ed  amor  . 
Vtì/a.  Su  te  sta  m^rte  • 
E/2r.  Morrò  a  Clotilde  accanto. 
Van,  Freddo  cadrai . 
%nr.  Mi  scalderai  col  pianto. 
Yan.  Giungono!  oh  Ciel!  t'invola. 


Il 

Enr.  Ah!  chi  mai  giunge?  parla. 
Yan.  O  tremendo  istante!  se  t'arresti 

Poni  in  rischio  i  miei  giórni. 
Mnr.  I  giorni  tuoi?  vincesti; 

Addio      ritornei ò  ...  m'abbraccia,  parte 
Yan,  Che  disse?  ...  toriacrà?  ...  crudel  cimento  ! 
Che  dirò?...  che  farò?  ...  morir  mi  sento,  22. 
S  G  E  N  A  VII. 
Ubaldo  solo . 
Uba,  Misero  Enrico!  il  tuo  dolent^e  stato 
Mi  fa  pietà!  Più  cauto 
Convien  su  lui  vegliar  .  Conosco  appieno 
L'intollerante  ardor  che  serba  in  seno.  par. 
SCENA  Vili. 
AI  suono  di  lieta  armonia  alcuni  paesani  e  pae- 
sane «scono  in  vaga  danza  dalla  parte  dei 
parco,  portando  lunghe  aste,  alle  quali  ap- 
pesi sono  de'  festoni  di  mirti   intrecciati  di 
rose  bianche ,  e  de'  cartelloni  col  motto  :  Amo- 
re ed  Imeneo.  Durante  il  canto  de' cavalieri 
i  paesani  conficcano  le  aste  sul  terreno ,  e 
formano  nel  mezzo  un  trofeo  ,  sotto  cui  vie- 
ne condotta  Clotilde  accompagnata  da  Ro- 
dolfo e  da  Vanoldo  ,  Nello  stesso  tempo  esce 
Elvira  dal  cartello,  e  và  ad  abbracciare  Clo- 
tilde^ paggi}  tre   scudieri  ed  altri  paesani 
che  non  ballano.  Enrico  dietro  con  Ubaldo^ 
Coro     Vieni  gentil  donzella. 
Schiudi  r  amabil  riso; 
Splenda  nel  tuo  bel  viso 
Il  giubilo  del  cor . 
Questo  romito  loco  ,  ' 
Sacro  a  silenzio  intorno. 
Di  grazia  or  è  soggiorna 


Tempio  divieti      amor  . 

col  eanto  del  Coro  cessa  la  danz^ 
Clot,    Soffre  la  sua  «ventura 

Per  pochi  istanti  ancora 
Quesfalma  mia  sicura 
Che  il  caro  ben  vivrà, 
Ah  forma  un  tal  pensiero 
La  mia»  felicita. 
Amica  sperno  —       cor.  mi  dice 

Che  aifin  felice  —  con  lui  sarò* 
Che  ogni  mio  palpito  —  In  un  moment® 
la  tal  contento  —  Cangiar  vedrò. 
Co; o  Tua  vaga  immagine  —  di  questi  fiori 

Nei  bei  colori  —  dipinta  sta. 
Coro       Di  questi  fiori 
Ne*  bei  colori 
La  tua  beir  anima 
Dipinta  sta  . 
eia.      (Ahi  forse  oh  Dio! 

Dell'  idol  mio 
La  cara  imagine 
Non  riederà.  } 
Ah  !  Enrico  !  oh  Dio  !  parte 
S  G  E  N  A  IX. 
Enrico^  poi  Ubaldo  , 
^nr.  Clotilde,  io  pur  ti  vidi!  A  me  tu  pure 
escendo  come  fuori  di  se  ppr  la  giojai 
1  lumi  tuoi  volgesti  ? 
Ho  ben  sofferte  pene  5 
Se  a  veder  mi  traeste  il  caro  bene  ! 
Uba.  Oh  non  più  qdito  eccelso 

escendo  dal  castello  con  dolora  ed  ira . 
D'infedeltà! 
^nr.  Che  j,jfV€nne  ? 


13 

Uba»  Clotilde:.,  alla  sua  fe  spergiura  ingrata 
Al  tuo  costante  amor...  al  nuovo  giorno 
Sposa  sarà. 

Enr.  Stelle  !  Che  dici?    colpito  da  meraviglia 
Uba,  Il  seppi  4 

Or  or  dagli  scudieri  suoi. 
Enr.  Chi  fia 

Che  a  me  Tosi  rapir  ?  con  sommo  sdegno  ^ 
Uba.  S'ignora.  Mira: 

questo  quel  trofeo , 
in  cui  sta  scritto...    additando  i  cartelli*  l 
Enr,   Amore».,  ed  Imeneo! 

legge  e  resta  come  istupidito, 
Clotilde!..  Ohimè!...  Che  lessi? 
Sogno...  delirio  è  il  mio  !  ... 
Imene...  Amore...  Oh  Dio  ! 
Mi  sento  il  cuor  mancar  . 

suono  giulwo  nel  castello. 
Che  ascolto!...  Oh  Ciel..^  Qual  suono! 
Ah  sì  3  tradito  io  sono^ 
E'  vano  il  dubitar, 

atterra  con  furore  e  calpesta  i  trofei . 
Itene  al  suol  dispersi 

Di  tradimento  emblemi  , 
Venga  a  mirarvi  e  tremi 
L'  empia  che  m'  iogannò 
SCENA  X. 
V baldo  soli^  , 
Oh  sventurato!  non  gii  resse  il  core 
A  colpo  sì  funesto.  Ah!  se  si  scopre  5 
Misero!  1  giorni  ^uoi  sono  in  perif^lioi 
Dove  aita  sperar?  dove  consiglio? 


»4 

&  C  E  N  A  XI. 

Gabinetto^  nobile  . 
Clotilde  sola  • 
Sola  in  remota  parte 

Io  po8so  alfine  a  tanti  affetti  miei 
Libero  frea  lasciar.  Fedele  Enrico ^ 
Un  sol  tuo  sguardo ,  oh  com© 
Ogni  mia  estinta  speme 
Nel  sen  mi  ravvivò  !  Tutto  scordai*.. 
Oliimè  !  che  dissi  mai  ! 
Scordar  poss'io  che  morte  in  questo  suolo. 
Se  conosciuto  fosse,  andrebbe,  ahi  troppo! 
Ad  incontrar.  Oh  Giel  !  ia  tal  periglio 
Lo  guida,  o  Dio  d'amor  ,  dagli  consiglio  . 
Ma  chi  importuno  ardisce  ...     Apresi  la  porta 
segreta ,  e  \^i  si  presenta  Enrico . 
S  G  E  N  A  XIL 
Enrico  j  e  Clotilde  . 
Ciò.  Che  vedo!...  Enrico  mio!...  andandogli 
incontro  per  abbracciarlo  ,  Enrico  se- 
{meramente  le  fa  cenno  d^  arrestarsi 
Enr,  Donna  3  t'arresta...  In  questo 
Per  te  tremendo  istante. 
Giudice  tuo  qui  venni,  e  non  tuo  amante» 
C/o.  Qual  nuovo  favellar?  Il  mio  stupore... 
Que'tuoi  feroci  sguardi... 
Enrico  oimè!  ...  Qual  mai  ... 
Enr.  Rammenta,  ingrata,       amanza  fieré 
Quella  terribil  notte ,  in  cui ,  fuggendo 
li  procelloso  nembo, 
Nel  sacro  asilo  ov' hanno  gli  avi  tuoi 
Tomba  onorata  ,  osammo 
Entrambi  penetrar  !  oolà  del  tuono 
Al  mugghiftnt«  fragor;  delle  cadenti 


15 

Folgori  allo  scoppiar,  perfida  dlmitìi  , 
Che  mi  giurasti  allora** 
Oìo.  Darli  la  desfcra ,  e  il  core  j  amarti  ogaoi;«« 
Enr%     Dov^  è  ia  destra?  infida! 

Dt)v' è  l'eterno  amore! 
Non  è  più  mio  quel  corei 
Vanne,  t'  ascondi  a  me  • 
Ciò.      Sentimi...  il  core  è  tuo; 

Calmati...  è  tua  la  mano  j 
Tenta  rapirmi  invano 
Sorte  nemica  a  te  . 

SCENA  XIII. 
VanoldQ  ,  Enrico  ,  Ciocild&  . 
Van.  (  Enrico  !  oh  Ciel  !  che  mire! 

€isce  dalla  porta  grande  a  sinistra^  e  ìUft^f 
servato  rimane  indietro . 

Ab!  stammi  chiuso  in  petto 
Sdegno  5  furor  j  dispetto 
Che  mi  divori  il  cor.  ) 
Enr.      Dunque  tu  m'ami?...  e  meco,,. 

Ah  noi,.,  m'inganni  ancor. 
Ciò.      Ah  sì^  t'adoro  e  teco 
Giuro  morire  ancoF . 
f^an.     (  Oh  furie  mie  crudeli! 

Oh  mio  fatale  amor  !  ) 
Enr.      (  Ah!  Vanoldo  !  amico!  ah  giungi 
(  Spetfcator  del  mio  contento, 
^  (  Vieni  :  al  nostro  giuramento 
Ciò.       (  Sia  presente  T  amistà. 
P^an,     Sì  parlate...  (  Oh  qual  cimento!  ) 

V'offre  il  seno  l'amistà» 
^nr.     Sarò  tuo; 

Esilio  e  morte. 
GI0.      Sarò  tua 


^6 

Separarci  non  potrà  . 
Énr.     La  mia  vita  . 
do.      La  tua  sorte 

a  2      Caro  ben  la  sarà,  ) 

tua  ^ 

Fa^^.     (  A  dispetto  della  sorte 

La  sua  destra  mia  sarà:  ) 

JB/zr.     La  notte  vicina 

Con  me  fuggirai  : 
Rispondi      verrai  ? 
Compagno  t'avrò? 

Clo'     (  Oh  Cielo!...  ma  il  padre? 
Fuggire  ...  r  onore  ...  ) 
Ah!  vince  V  amore  ; 
Prometto  ,..  Verrò. 

W^am,    (  Che  sento  !  che  chiede  t 
M'opprime  lo  sdegno.; 
Al  vostro  disegno 
Oppormi  saprò  ,  ) 

Enr.    Ah  parto  contento  ! 

Ricevi  un  addio  : 
Un  solo  momento 
Ti  lascio»  ben  mio. 
Ti  affida  air  amico  : 
So  te  veglierà  . 
(  La  gioia  5  eh'  io  sent# 
Pili  freno  non  ha .  ) 
CIq.     Ahi  parti  contento.* 
Ricevi  un  addio  : 
Un  solo  momento 
Ti  perdo ,  ben  mio  t 
T'  affida  air  amico  j 
fer  me  veglierà» 


Ì7 

(  La  gioia  3  eh'  io  sento 
Più  freno  non  ha  ,  ) 
Fan.     (  Oh  pena  ^  Oh  tormento! 

Che  amplesso!  Che  Addio! 
Che  crudo  momento! 
Resisti  cor  mio.  ) 
Ti  fida  :  r  amico 
5u  iei  veglierà. 
(  La  rabbia  eh'  io  sento 
Più  freno  non  ha .  ) 
Enrico  parte  per  la  p&ria  segreta  che  si 
chiude  :  F^anoldo  e  Clotilde  partono  in- 
sieme per  la  sinistra  . 

SCENA  XIV. 
Hodol/f^ ,  Elidra  j  il  Capitano  e  un  Paggio  ^ 
indi  Ubaldo  ,  che  si  tiene  in  disparte . 
Rt  d.  Vanne  :  a  Clotilde  il  mio  paterno  cenn€» 
affretta  di  recar. 

al  paggio  che  parte  per  la  sinistra , 
El'v.  Dunque  si  tosto 
Si  compiran  5  Rodolfo, 
Di  Clotilde  le  Nozze  ? 
Vb.  (  Oh  Ciel!  che  sento?  ) 
Rad,  Elvira  5  un  sol  momento 

Non  mi  lice  indugiar.  Ecco  il  decreto, 
mostra  un  dispaccio  reale  che  ha 
mano  ,  e  additando  il  Capitano 
E  il  me^sOj  che  mei  reca.  Il  regio  cenno 
In  questo  istante  istesso  , 
Vuol  compite  le  nozze  ,  e  in  questo  istante 
La  pompa  si  prepara. 
Vb.  (  Corro  ad  Enrico.  Oh  qual  novella  amara! 

parte  per  la  destra 
Skod.  Avversa  a  questo  Imene  3 


i8 

Sarebbe  farse  EiVira  ?       EU*.  Il  voto  mio 
Poco  ti  può  giovar  ;  pure  ^  se  il  cljiedij 
lo  libera  dirò  5  che  sposa  a  Enrico 
Tu  Clotilde  facesti ,  e  che  uon  puoi  3 
Senza  ir.idir  te  stesso  ^ 
Di  fellonìa  compir  ì?ì  nero  eccce/so^ 
fiocl.  Di  tua  rampogna  ainara 

Peiia  io  provo  e  rossor  ;  ma  al  regio  cennd 
M'  è  fi^rza  d'obbedir.  Del  patrio  bene 
All'  imponente  aspetto 
Convien  che  ceda  ogni  privato  affetto. 

part6  coi  Capitano 
S  G  E  N  A  XV. 
Elvira  sola  . 
Di  Clotilde  infelice 

lo  prevedo  il  dolor  .  Troppo  è  quel  coro 
Fido  air  affetto  antico  ; 
Ogni  altro  aborre  3  e  brama  solo  Enrica . 
S  G  E  N  A  XVI. 
Magnifica  Sala  riccamente  apparecchiata 

per  nobile  Convito  . 
Precedomo  i  Paggi  e  gli  Scudieri  ^  indi 
i  C  aitali  eri  ;  dipoi  Clotilde  y  Ehira  ^ 
Piodolfu  3  e     anoldo  • 
(ior$        D'  Tmene  il  talamo 
Di  rose  infiorisi 
Per  man  d'  amor  . 
Il  labro  tumido 
Discordia  mordasi 
Di  rio  livor . 
Qua  solo  spargere 
Di  pace  veggasi 
li  bel  fulgor  . 
D'  Imene  il  talamo 


^9 

Di  rose  infiorisi* 
Per  oian  d'  amor . 
I{od.,Sìi  Cavalieri  iliastri  ; 

Stanco  r  eccelso  Re  de''  nostri  mali  , 
Provido  volle  ^ìie  discordie  antiche 
Silenzio  irnpor.  Della  pnrporea  rosa 
Lo  scempio  decretò;  la  bianca  elesse, 
E  fra  di  noi  perchè  fiorisca  eterna; 
AI  Cavalier  Vanoldo 
Unita  vuol  che  sia  , 
Co' nodi  d'Imeneo  la  figlia  mìa. 
Ciò  (  Come!  0  Vanoldo  ?  o  traditor  ,  che  ascolto  ^) 
(  Infelice  Clotilde  !  )  ^an,  (  Io  fremo,  e  mille 
Centrar]  affetti  ho  in  seno  .  ) 

SCENA  xvir.  ^ 

Ubaldo^  e  delti 
Uba,  Del  Castello  all'  ingresso 

Ospizio  in  questa  notte  a  te  richiede 
Ignoto  cavalier    dal/a  destra  dirigendosi  a  V a* 
Ciò   Ali  questo  ,  oh  Dio  ! 

Enrico  egli  è..*  )    non  osservato   a  Vanoìdo 
e  con  molta  agitazione  ^ 
Van,  Che  crudo  stato  è  il  mio! 

La  nostra  gioja  intorbidar  or  puote 
Uno  stranier.  Vsi',  lo  congeda. 

a  Ubaldo  che  và  per  uscire 

Rod,  Arresta  . 

lo  guisa  tal  ricusi 

31  costume  seguir  degli  avi  tuoi? 

^'acra  mai  sempre  a  noi 

Tu  l'ospitalità.  Negarla  altrui 

Ji'  grave  error.  Nulla  temer,  t' afìMav. 

Vanne  3  spudier,  e  a  noi  tosto  io  guina. 

Ubaldo  pari^^ 


C/o.  (  Opportuno  peosier  m'  inispira  il  Cielo  .  ) 
Udite  3  qual  mi  nasce 
Sospetto  in  sen.  Poco  da  noi  lontano 
Si  trova  il  Re  :  forse  desio  gli  prese 
Testimonio  venir  di  simil  festa  • 

Giusto  è  il  pensier.  Da  noi  compiuti  adunque 
Ei  veggja  i  cenni  suoi  . 
Olà;  sien  colmi  i  nappi 

Paggi  che  iranno  a  mescere  il  ^ìn9 
Di  spumeggiante  umore. 
F'an.  Eccolo 5  ei  viene. 
CLo,  (  Oh  Giel!  mi  trema  il  core.  ) 

S  G  E  N  A  XVIII. 
Enrico  iresti  to  da  C  aitali  ere  in  armatura  e  c<>a 

risiera  calata*  Dietro  di  lui  Ubaldo, 
Enrico  esce  franco  i  e  sj^a  per  alzare  lainsier<i. 
V annido  lo  prev  iene  andandogli  incontr»  3  « 
*  trattenendolo  dallo  scoprirsi . 
Van*    Ferma  straniar  la  mano. 
Lascia  coperto  il  volto; 
Ignoto  fosti  accolto  , 
Ignoto  puoi  restar  . 
Enr.     Eccola:  indegna  !  Ah  dove. 
Dove  il  rivai  si  cela? 
Cai  il  nome  suo  mi  svela? 
Ambo  farò  tremar.  ) 
dot.    .(  Ah!  lo  conosco  5  è  desso. 

Fìsso  mi  guarda.  Oh  pena! 
Reggermi  posso  appena; 
ylppena  respirar. 
Vari,    (  Ah  se  conosce  mai 

Che  il  suo  rivai  son'io! 
Jl  turbamento  mio 
Putesài  ahnen  celar.  ) 


21 

Mod.     Girino  i  nappi,  veggasi 
Gioja  fra  noi  brillar  • 
1  Paggi  recano  le  sottocoppe  dalle  quali 
gli  scudieri  prendono  i  nappi  ,  e  //  pre- 
sentano a  Cavalieri  eccettuato  Enrico  .  ' 
Rodolfo  col  Coro, 
Viva  la  candida  —  Eosa  fiorita 
Pera  la  Rossa  —  figlia  d'orror. 

Enrico  freme,,.  Clotilde  ed  Ehìra  cer-^ 
vano  nascondere  i  suoi  violenti  moti  eoi 
frapparsi  tra  Lui  5  e  i  Cavalieri  . 
F'an.    fra  noi  non  s'odano 
Trombe  di  guerra  , 
^        Un  questa  terra 
Trionfi  ilraor. 

Piodolfo  3  e  Coro  . 
Viva  la  candida  —  Rosa  fiorita  ^ 
Pera  la  tossii  — ■  Rosa  aborrita 
Figlia  d'  orror . 
Clotilde  dirigendosi  ad  Enrico 
Lungi  dair anima 
Ogni  sospetto. 
Eterno  affètto 
Ci  regni  in  cor* 

Rodolfo  5  e  Coro . 
Viva  la  candida  ■ —  rosa  fiorita^ 
Pera  la  rossa  —  rosa  abborrita 
Figlia  d' orror. 
Enrico  con  furore  prendendo  un  nappo^  e  mer* 
tendosi  in  atto  minaccioso  ^   e  risoluto  ^ers^ 
la  destra  di  facciata  a""  Camlieri  » 
Pera  la  candida  —  rosa  aborrita  ^ 
Viva  la  ros«a  —  rosa  gradita 
Figliai  d'oaar. 


23 

Clotilde  5  Elvira  ,  f^onoldo  e  Ubaldo 
Che  fe?ti  5  o  misero  f 
Calma  il  furor  . 

Rodolfo  e  Core 
Ti  scopri,  o  perfido 
Vii  traditor. 

quelli  mpplieheuolt 
questi  minacciosi 

Enr.     Traditore  no»  son  io. 

Non  spergiuro  al  mio  dovere; 
Te  sleale  Cavaliere 
Ben  accusa  tua  viltà. 

a  Hidolfo  3  e  nel  finire  alza  la  vi- 
siera^ e  getta  V  elmo. 

Tutti    Ah  ! 

Fanoldo  e  Clotilde^  Elvira  e  Ubaldo» 

Ah  !  che  fece!  incauto  ^^^^  \ 

L  ineo  r 

ìiodolfo  e  Cero  . 

Ah!  che  vedo?  quivi  Euìjco? 

Mnr,     Sì,  mirate:  sboo  Fnrico; 

Sol  fra  tanti  mi  presento. 

Voi  aeutite  in  cor  spavento^ 

11  mio  cor  tremar  non  sa, 

Perclie  taci  e  abbassi  ii  ciglio?     a  Clot^ 

Calma,  o  donna,  il  tuo  timore: 

!  >  qua  venni  spettatore 

r)^-ila  tua  felicita 

Cloc,\  t^ufili  accenti!  ahimè,  che  affiinno!  ) 

agitata  rivoigend  si  ora  ad  uno  ora  ad'  auro 

Ueh  m*  ascolta      Ahimèi..  Che  dico? 

Caro  Padre...  amato  Enrirro... 

Cavalieri.,    o  Ciei ,  pietà. 

Van.  (  ^uaii  sguardi  !  quali  accenti  ! 


£3 

Sento  in  sea  confusa  Talmaj 
I  Ah  fra  poco  tanta  calma 

In  furor  si  casgerà.) 
I  Rodolfo^  Eli^ira ,  Ubaldo  e  Gotq, 

j  (  Quale  ardire  /  qual  favella  ! 

Quel  coraggio  3  quella  calma 
i  Tiemmi  in  sen  soppesa  Talaia^ 

E  risolvere  non  sa.  ) 
Rad,  Cedi 3  ribelle,  il  brando. 
Enr.     Vivo  no!  cederò  . 

Rodolfo  e  Coro, 
Cada  r  iniquo  esangue        snud,  le  spade 

Clotilde ,  liMra  ,  P^anoldo  ,  e  Ubaldo  . 
Fermate,  oh  Dio  fermate  frapponendosi, 
Knr*     intrepido  morrò.      impugna  V  acciari  * 
Rodolfo  e  Coro  , 
Le  regie  guardie,  olà. 
Clotilde  mettmdosi  innanzi  ad  Enrico  col  petté 
rivolto  alle  spade . 

(  Arrestate  —  mi  svenate^ 
a  2      (  O  vi  mova  il  mio  dolor. 
Enr,     (  Va,  spergiura j  infido  piaeto 
(  Più  risveglia  il  mio  furor  . 
Rodolfo  e  Coro . 
Deponi  la  spada  —  In  nome  del  Re. 
ad  un  cenno  del  Capitano   té  guardia 
abbassano     armi  contro  Enrico. 
EnriGo  con  nobiltà  consegna  la  spada  al  Cap, 
Ecco  il  brando:  al  Re  lo  cedo} 
Non  pavento  estrema  fato  ; 
Un'infida,  un  core  ingrato 
Sono  oggetti  a  me  d'orror. 
Ciò.  Sento  ohimè  f  di  sue  pene  all'  aspetto 
Che  non  reggo  il  mio  core  trafitto: 


Dell!  potessi  calmargli  il  sospetto , 
Dir,  che  mai  noa  commisi  delitto. 
Ah!  s^^ltanto  la  mano  di  morte 
Ai  suo  seno  strapparmi  potrà  • 
H«r.  Sì,  partiamo  dell'empia  all'aspetto 

Più  non  regge  il  mio  core  trafitto: 
Mille  smanie  mi  sorgono  in  petto 
Al  pensiero  di  tanto  delitto: 
Ali  !  soltanto  pietosa  la  morte 

I  miei  mail  finire  potrà. 

P^an. Ahi  fuggiamo:  a  sì  barbaro  aspetto 
Più  non  regge  il  mio  core  trafitto  « 
Mille  smariu-  mi  desta  nel  petto 

II  riinorso  di  tanto  delitto: 
Ab'  ^>it  nt<>  pietosa  la  morte 
Tan<o  orrore  firnre  potrà. 

Elvira  e  Ubaldo  > 
Sento  ahimè!  di  giie  pene  all'aspetta 
Che  non  regge  quel  core  trafitto; 
Mille  sman  c  ^     ©nrgono  in  petto 
Ai  pensiVr.i  di  t?i?ito  delitto: 
]nfVdice!  in  podere  di  inorte 
Cadde.  OD  Dir>  ^  <  è  sfuggirla  potrà, 
Rudnlfo  e  i^oro 
Ah!  toglietelo  a;   no.siro  cospetto  5 
Ha  del  He  t r?i>^rc  <lito  T  editto, 
Il  sentirne  pie'ade  nel  petto  ^ 
Cavalieri •  sarebbe  un  delitto. 
E'  ribelle;  »!    merta  la  morte, 
Kè  ia  mt-i.e  fcfu^gire  potrà. 


^uie  d&W  AUQ  Primo 


ATTO  SECONDO 

SCENA  PRIMA 
Gabinetto,  come  nell'Atto  primo. 
Ubaldo ,  «  Cero  di  Cavalieri . 

Coro    \^almati,..  Ali  misero! 
Che  mai  dicesti  ? 
Colle  tue  lagrime 
Quale  ci  desti 
Di  lui  pietà  . 
Uba,    Ah!  sì  5  d'amore  è  colpa. 
Se  ia  lui  si  trova  errore , 
E  vittima  d'  amore 
11  mio  Signor  cadrà . 
Coro     Quale  ci  desti 
Di  lui  pietà! 

Ubaldo  5  e  Coro  • 
Ma ,  vano  è  il  piangere 
Lo  sventurato 
L'  ultimo  fato 
Incontrerà. 
Uba.  Ah  sì  ...  pur  troppo  il  labro 
Il  vero  vi  narrò  .  La  Sposa  ei  venne 
Ignoto  a  reclamar  3  e  giunse  ,  ahi  sorte. 
Di  Spòsa  in  vece  ad  incontrar  la  morte, 
s  e  E  N  A  II. 
Tlhira  3  Ubaldo  e  Cùi^alieri  , 
E/(^  Gioite,  alme  feroci  ; 

Paghe  sarete  alfin .  Il  prode  Enrico 
Dell'odio  vestro  vittinia  fra  poco... 


%6 

Uba.  Non  odio,  ma  pietade 

Sentoa  del  mio  Signor.  Appicti  del  vei?® 
Istrutti  or  gono  .  . 

Mli^.  Amici, 

Che  più  s' indugia  ornai?  Nuore  sciagure 
Corriamo  ad  impedir.  L'ira  del  padre  ^ 
Di  Clotilde  il  dolor  ,  Vanoldo  stesso ..... 
Ah!  tolga  il  Ciel  qualche  funesto  eccesso. 

panano  ^ 

S  G  E  N  A  III. 

Rodolfo  e  Vaneldo 
Rad.  Disgombra  ornai  dal  seno 
Ogni  vano  timor  .  Il  tuo  rivale 
Più  nuocer  non  ti  può . 
Il  decreto  reale 
Alla  rocca  vicina 
In  carcere  sicura 

Tratto  Enrico  sarà.  Sua  morte  è  certa  5 

E  cruda  morte  empio  ribelle  merta  . 
^ art.  Ah  sì:  compiere  è  forza 

Il  rtiio  destin .  A  chi  commise  il  primo, 

E' lieve  ogn'  altro  errore  • 

(  Oh  Ciel!  a  che  mi  trasse  infausto  amore  !) 
Rad.  Ecco  Clotilde  ;  seco 

Ti  lascio 3  usa  con  lei  d'amor  le  voci  , 

Prega,  e  quanto  d'un  padre 

Npa  poter  le  min  accie 

Da  qual  core  ottener ^  tentar  tu  dei  3 

Onde  al  nostro  voler  ceda  una  volta,  parte 
Ya/i.  Eccola Ardir...  O  mia  Clotilde,  ascolta. 


27 

S  G  E  N  A  IV. 
Clotilde  a  Vanoldo 
Vanoldo        iw  ncro  a  Clotilde  per  parlare  ; 
elln  lo  interrompe  in  atùo  sprezzante  insieme 
é  dignitoso. 
Ciò.     Non  parlar  :  ti  leggo  in  volto 

Quanti  inganni  ordisti  in  sefto  ; 
Il  tuo  cor  m'  è  not<d  appieno  ; 
Non  ascolto  un  traditor  . 
Van.     Senti...  oh  Dio...  Clotilde...  ah!  seoti 
Traditore  non  son'io: 
fcfolo  Amore  è  il  fallo  mio  ^ 
Di  perdono  è  degno  Amor. 
Ciò.     Parti . 
Yan*    lo  t'  amo. 
Ciò.      Orror  mi  fai  • 

2     Ho  sofferto  ^  assai, 

indegno  , 

Già  s'  accende  il  mio  furor  ^ 
Yan.    Sul  rivai  la  mia  vendetta 

Piomberà... 
Ciò.     Ti  arresta..,  aspetta 
P^an.     Pensa...  Enrico... 
Ciò.     O  Dio! 
Ean.     Morrà . 

Ciò.     (  Ah!  qual  gel  mi  serpe  in  seno! 

(    Che  ascoltai  ?  che  disse?  ©  Dio! 

(    Vedrò  morto  V  idoi  mio  ^ 

(    Ed  il  cor  vi  reggerà? 

(    Denso  vel  mi  copre  il  ciglio  ^ 
F^an,    (    Il  mio  stato  orror  mi  fa. 
^        (  Ah!  qual  gel  mi  serpe  in  seno, 

(    Dove  sono  ?  o  del  che  dico  l 

(    Lascerò  svenar  V  amico  ? 


«a 

(    E  il  mio  cor  Io  soffrirà  ? 

(    Denso  vel  mi  copre  il  cigli©  ^ 

(    Il  mio  stato  orror  mi  fa . 
V^n.    Che  risolvi  ? 
Ciò.      Ahimè  non  posso. 
Van.     Il  mio  sdegno 
C/o.     Non  lo  temo  . 
Varu     More  Enrico  ... 
C/o.      11  fato  estremo 

Al  mio  bene  m'unirà. 
VflAz.     (  Ma  pensa  all'  affanno 

(    Crudel  3  che  mi  dai; 

(    Mi  brami  tiranno  , 

(    Tiranno  m'avrai 

(    Fra  pochi  momenti 

(    Quest'alma  oltraggiata 

{    De'  vani  lamenti 
G/o.     (    Vendetta  farà. 
a  s.    (Ah  taci...  Che  affanno! 

(    Decisi  y  pensai  : 

(    Per  sempre  3  tiranno, 

(    Nemica  m'avrai: 

(    Fra  pt^chi  momeati 

(    Il  Cielo  oltraggiato 

(    Di  tanti  tormenti 

(    Vendetta  farà. 

S  G  E  N  A  V. 
Ehira  j  Vanoldo  • 
Elv.  Non  ti  lascio;  invano 

Tu  mi  tenti  fuggir  :  Riposo  alcuno 
Sperar  non  devi  .  Il  tuo  tradito  amico. 
La  calpestata  f è  j  l'offeso  onore..- 
Van,  Ah  taci  per  pietà,  mi  strappi  il  core. 
El^,  Dov'è  la  tua  promessa?  Inganno  ^  forz» 


39 

Di  non  usar  giurasti 
Onde  ottenere  da  Cloticl|^  amore; 
Ma  tutto  li  tuo  furore  . 
Armanti  contro  lei .  .  Perfido  j  ed  osi 
Levar  la  fronte  ancorit?  e  vai  rimorsi 
Pur  fingendo  al  mio  sguardo? 
Vanne  criadel  ;  il  tno  rimorso  è  tardo,  parte 
Van,  ScosÉia  1' aloja  mi  sento: 
L'idea  del  tradimento... 
Deli' amico  il  destin      straziano  a  gara 
Questo  misero  core  , 

Ah!  si  torni  a  calcar  la  via  d'oaore  pari:, 
S  G  E  N  A  VL- 
Carcere  • 

MnrÌQo  è  a  destra  in  aria  tranquilla  e  maestosa 
colla  sentenza  di  morte  in  mano  che  porga 
ad  uno  sceriffo  che  in  grande  abito  di  giusti- 
zia è  avanti  a  lui .  Capitano  e  guardie  con 
fiaccole  ai  lati  dello  sceriffo^  altre  in  armi 
lungo  la  scala  ,  in  capo  della  quale  W  s^no 
altre  guardie  con  fiaccole  . 

Enrico  . 

Prendi,  al  Ee  dirai  che  morte^ 
Non  paventa  un'alma  forte; 
La  sfidai  con  fermo  ciglio 
Nella  pugna  e  nelT  esigilo^ 
Lioocenza  mi  è  compagna ^ 
E  sfidarla  ancor  saprò. 
lo  sceriffo  parte  col  Capitano  e  le  guar- 
die.  ilimangon  due  sentinelle  a  pas- 
seggiare  in  capo  della  scala.  Enrica 
s  abbandona  su  d' un  sedile  ) 

Compito  è  il  mio  destia  ...  Si  mora;  ornai 

Insopportabil  peód 


So 

E  la  vita  per  me       in  libero  Enrico! 
Ogni  bene  perdesti,  amante  ^  amico  ♦ 
Deila  nemica  insegna 
Si  fa  seguace  il  traditor  ;  Giofcilrle 
Spergiura  in   ingannò!  di  quell'  ingrata 
La  memoria  si  scordi'  ah!  noi  poes  io; 
Sempre  Clotilde  ^  oh  Dìo! 
E'  presente  al  pensier^  e  ad  ogn'  istante 
Ne  ^'^g'^^ggia  r  imago  il  core  amante. 
Sento  ancur  —  asio  dolce  amor 

Per  te  sola  il  cor  languir. 
Caro  ben  —  potessi  alnien 

Dirti  io  t'amo  e  p^i  morir, 
Ah  !  se  mai  ramor  primiero 
Al  tuo  sen  ftivellerà, 
Mi  concedi  un  sol  pensiero 3 
Un  sospiro  di  pietà, 
C^ro  cU  dentro 
L^ora  fatai  s'appressa  . 
Vieni:  non  indugiar. 
Enr.      Chi  vien  j  chi  giunge  ,  oh  Dio  !  ... 

Vari,  si  presenta  sulla  scala  accompa- 
gnato dai  Qa{^  disila  rosa  bianca» 
Yan,     Solo  con  lui  lasciatemi 
Segreto  favellar  . 
I  Cavalieri  partono    Vam^ldo  res»a  pen- 
si ere  so  alquanto  in  alt&  delle^  scala  ^  in- 
di scende  lentamente  ^  e  giunge  in  scena 
quando  Enrico  ,  cantati  i  i^ersi  seguente 
è  già  rientrato  nel  suo  carcere  • 
Enr»  Sì 5  lo  conosco:  è  il  perfido. 

Che  vuol  da  me  l'audace?  «^^ 
Ah!  che  Hemmeno  iri  pace 
Non  lice  a  me  spirar. 


l'uò'gasi:  il  mio  valore 
Avanti  a)  traditore 
Mi  sentirei  mancar  .  ^ 

entra  nella  prtgwm 

SCENA  VII. 
y annido  solo  . 
raiu  Coraggio,  o  cor.  Tutta  potessi  almen» 
Cancellar  la  mia  colpa  .  r 

Guest'  atto  di  virtù  ...  Sommo  periglio 
A  me  so^frasta  è  ver;  ma  grave  errore 
Alta  emenda  richiede,  e  se  morire 
Pur  io  dovessi!  ebbeii  si  mora,  e  sia 
Riparo  al  mio  fallir  la  morte  roia>  ^ 
per  entrare  nella  prigione  d  Enr. ,  e  lo  chiama 
S  G  E  N  A  Vili. 
Yanoldo  ,  ed  Enrico  . 
Xan.  Enrico  ...  odimi  . .  Eurico  . 
hnr.  Non  appressarti  .  j  7 

ù  presenta  disdegnoso  sulla  porta  del  car 
cere,  e  durante  il  dialhgo   esce  del  tutto 
a  poco  a  poco 
Van.  Oh!  senti,..    Enr.  Lasciami. 
Fan.  A  te  mi  guida  .... 

Il  rimorso,  l'onor...  Enr,  Non  e  pm  tempo  . 
Van.  Deh!  brevi  istanti  ascolta 
(guanto  a  propor  ti  vieee 
L'  anjico  tao  . 
Mnr.  Lo  fosti  un  gifvrno;  or  vile... 

Parti  non  t  odo  pm.  Fan.  Fenuati  :  dimmi. 
Della  purpurea  rosa  .  . 

I  dritti  a  sostenere  chi  ti  eoasiglia? 
%nr.  Am  >re,  onor.  Fan.  Questi  possenti  JNumi, 
Ille  pure  consigliar.  Candida  rosa  ^ 
fS»(}  uRfi,  man  m'offsrse  amor,  coli  aitr» 


32 

Donna  che  adoro  più  di  me.  Soci  giorni 
E  quei  del  genitor  pendean  da  Imene  ^ 
Onore  di  salvarli 

Mi  consigliò...  son  reo ...  ma  degno  i»  sono. 
Enr.  Sì  di  scusa  sei  degno  j  e  ti  perdono. 
Van.  Nò  generoso  cor!  —  ma  il  tuo  periglio 
In  rae  destando  la  virtù  smarritas 
Formai  disegno  di  serbarti  in  vita, 
Meditai  1»  tua  fuga  ,  ed  or ...  Enr.  Non  posse 
Nè  vò  fuggir  3  mi  vuole  il  fato  oppresso 
E  morrò.  P^an.  Per  pietà  parla  sommesso. 
Non  sai...  fra  poco...  il  fatai  bronzo  appena 
Fia  5  che  la  sesta  annunzi  ora  funesta.  . 
La  tua  morte  ... 
l^nr.  L'aspetto...  addio!     Van.  T'arresta. 
E' deserto  il  bosco  intorno , 
iSpunta  appena  incerta  luna  ^ 
Tutt®  tace  5  l'aria  è  bruna, 
Densa  notte  più  si  fa. 
Partii  precidi  il  manto  mioj 

Già  t  attende  un  mio  destriero. 
Giunto  al  mare  avrai  nocchiero 
Qlvf.  li-ritan  ti  condurrà. 
nnr.     Che  mai  dei?  Ed  io  potrei 

Te  lasciar  esposto  a  morte! 
Nò:  qui  resto,  e  Terapia  sorte 
Scio  in  me  si  sfogherà  . 
Fan,     Ferma  ...  senti  ... 
Enr.     liivan  lo  speri. 
^ÉÉA*.     K  tu  vuoi  ? 
Enr,     Restar 5  morire. 
Fan.     r^e  resisti ,  i  miei  guerritìri ... 
^nr.     E  potresti?... 
F an,  '  Tutto  ardire 


35 

Per  donarti  libertà  . 
«  3^      Alma  mia  non  ti  smarrire  , 
Porse  amor  io  vincerà  . 
Alma  mia  non  ti  smarrire  ; 
Solo  onor  lo  vincerà  . 
P^an.     Se  Clotilde  ancor  tè  cara, 

VauHej  fuggi,  in  me  t'affida... 
Enr.     Taci  3  taci ...  d«ll' infida 

Non  parlarmi,  oh  Dio!  mai  più  • 
Fan.    Ahi  consolati ...  non  sai... 

Fida  sempre  al  primo  amore... 
Enr,     Segui.,,  oh  Cielo! 
Fan.     Il  suo  bel  core 

Incostante  non  ti  fù  • 
Enr.     (  Ah  potrei  felice  ancora 
^  (  Per  Clotilde  respirar  . 

(  Si  potrai  feliee  ancora 
Fan.        (  Per  Clotilde  respirar 

Z'  orologi»  su0na  6.  ore  ,  Fan.  è  agitatìmmo 
Fan.     Batte  T  ora  ...  per  pietà 

Parti  5  vola 
Enr.     Partirò ... 

Quando  noto  a  me  sarà 
Chi  rapirla  a  me  tentò. 
F an.     Lo  saprai  ,  prendi  . 

gli  da  il  manco  ^  e  la  spada 
Enr,     Lo  svela 
F an.     Ma  prometti ... 
Enr.     L^  prometto  . 
F an.     Vibra  il  ferro  io  questo  petto 
Riconosci  il  traditor 
presentando  iù  petto  ad  Enrico ,  che  sia  pef 
snudare  la  spada  ^  e  poi  si  tratiìeno 
Enr.     Tu  Vanoldo  ,  e  m'  eri  amico  ! 


H 

Tu  Clotilde.,  ohimè!  die  ascolto! 

(  Ali!  chi  può  mirarla  in  volto^ 

£  non  ardere  d'amor,  ) 
P^an.     Sìj  ferisci,  un  empio  sono. 
Enr.     No  :  t'  abb  iccio  ^  e  ti  perdono  .  5'  abhraee 
a  B  (  Ma  chi  può  mirarla  in  volto 

(E  non  ardere  d*amor. 

{  Di  sì  nobile  trasporto 

(  Sol  capace  è  il  tuo  gran  cor. 
L  orologio  ribatte  C  ora  ,  sentesi  il  tamburo  suo 
nare .  Escono  sdUciti  i  Cavalieri  ch^  aveva- 
no seguito  V an, 
Van.    Ma  più  tempo  non  ti  resta 

Suon ...  di  morte  oh  Dio  !  non  odi  ? 
Coro    Ah  Vanoldo,  ornai  ti  appressa... 
Van^    S'avvicinano  i  Custodi... 

Va,  t^invola^  non  tardar. 
Eitr.     Parto...  vado.,,  abbandonarti.... 

Te  lasciar  cosi  degg'  io  ? 
Coro     Deh!  t'affretta. 
Vaa.     Amico ...  ah  !  parti . 
a  2      Un  amplesso,  un  solo  addio, 
/^a^.     (       comincio  a  consolar  • 

/  Non  sò  il  pianto,  oh  Dio!  frenar. 
xi/7,r.      (  ^ 

Nel  lasciarlo  in  tal  periglio 

Sento  Talnia  vacillar  . 

Vatu    Finché  resta  in  tal  periglio 

Sento  in  seno  il  cor  tremar^ 

Reggi 3  o  cielo,  i  passi  suoi 

La  sua  fuga  non  svelar. 

Coro         Veni,  vieni  5  non  tardar. 

i  Cavalieri  conducQìi&  ^na  Enrico  ,  Variai en^ 

ira  in  prigione  ^  Al  syLo/iod'  uria  funebre  mar 


u 

eia  ^  escano  le  guardie^  due  di  esse  con  fiaC^ 
cole  indi  il  Capitano  dappoi  liodolfo  . 
SCENA  IX. 

liodolfo 

L'  ora  prescritta  è  scorda ,  e  non  si  compie 
Il  decreto  real  ?  che  più  si  tarda. 
Alla  civil  discordia  attenderemo 
Che  arda  di  nuovo  iu  man  funesta  face  ? 
Enrico  louoja  ^  ed  cbbia  il  regno  pace  9 
S  C  E  N  A  X 
Voc/  tumuUùose  di  dentro  3  poi  Qlotilde  ,  EWirm 

Ubaldo  5  Rodolfi  ^  capitano  e  guardia  . 
Voci  acne.  Evviva!        Rod.      Quai  grida! 
Yoci     Correte;.,  volate. 
Rod.     1j  ingresso  vietale 
Non      oda  mercè  . 
C/o.     Enrico  ...  Riccardo...    scende  amante  e 
veloce  eolla  grazia  d^  Enrico    in   man9  4 
Oppressa..,  mi  sento... 
La  grazia  ...  contento  ... 
Son  fuori  di  me. 
Roz.     La  grazia!  che  dici  ? 
Ciò,     L'ottenni  dal  Re.    Rodolfo  legge 
i^L  e  Ub.  L'ottenne  dal  Re. 
G/o.         Enrico      ove  sei  !  corren,  alla  prigione 
Ah  !  corri  mìo  bene,* 
Gli  affanni  e  le  pene 
Amore  finì  . 

SCENA  XL 
V an.  si  presenta  sulla  porta  dalla  prigione 
Ciò.      Oh  stelle  !  che  miro! 
Va/2.     Clotilde  gioisci  ...       C/o.  Enrico  ! 
Van,  Fuggi. 
Tutti    Che  ascolto  !  fuggi! 


S6 

Ciò,         Pago  alfin  sarai  spietato  a  Vanoldo 
Me  lo  rende  il  Giel  placato 
Tu  crudel  i'  involi  a  me  ! 
/  cai^alieri  sì  pres^entano  sulla  scala  : 
f^an.  Cavalieri...  ov'è  T  amico! 
Cto.  Giusti  Dei!...  chi  miro!  ah!  Enrico 
SCENA  XI. 
Enrico  mostrandosi  fra  i  Gui^alieri  e 
scendendo  precipitosamente  • 
A  morir  vengo  con  te  . 
Clc.         Tu  sei  salvo  ... 
Ens.         Io  salvo  sono  ! 
C/o.         Si,  tu  devi  il  mio  perdono 

Al  mio  pianto,  alla  mia  f e . 
Èh.  Uba.  (  Si,  tu  devi  il  tao  perdono, 
Van.  «  3  (  Al  suo  pianto,  alla  sua  fe  . 
Enr,  prima  abbrafciando  Yan.  e  poi  Clotilde 
Vieni  Amico  a  questa  seno. 

Deh  m'abbraccia  o  dolce  Amore: 
La  mia  pena  >  il  mio  dolore 
Han  trovato  alfin  pietà. 
Eli^, ,  Ub. ,  Van. ,  e  Coro  . 
Deh!  t'arrendi  o  genitore^ 
Alla  lor  felicità. 
Rad,     Sì,  già  cede  il  genitore, 
^  Dona  a  voi  felicità. 

I        Vanoldo^  Enrico  ,  e  Clotilde. 
Ah  !  dì  gK^ja  e  di  contento 
Palpitando  il  cor  mi  va. 
Coro     Ah!  la  face  ornai  s'accenda 
Di  sì  puro  e  dolce  Imene 
A  61  tenere  catene 
Sempre  il  Cielo  arriderà, 
FINE 


ILLUSI  RAZIONI .